Dopo dieci giorni di negoziati a Ginevra, la conferenza delle Nazioni Unite sull’inquinamento da plastica non è riuscita a trovare una posizione comune tra le delegazioni di 185 Paesi. Alcuni dei punti più vincolanti del testo in discussione sono stati rimossi, suscitando la forte opposizione di numerosi Stati e lasciando il futuro del provvedimento ancora incerto.
Il ministro belga responsabile per il clima e la transizione ecologica, Jean-Luc Crucke, ha definito i risultati della conferenza un fallimento, sottolineando che “era necessario raggiungere un consenso, ma non ci siamo riusciti”. Dal canto suo, Florian Tize del WWF ha affermato che, vista la mancanza di soluzioni reali e il rischio di mantenere lo status quo, la mancata intesa è preferibile rispetto all’adozione di un accordo inefficace.
Più di cento Paesi, tra cui membri dell’Unione Europea, Africa, America Latina e Pacifico, sostengono la necessità di ridurre la produzione di plastica, abbandonare gli imballaggi monouso e promuovere modelli economici circolari. Arabia Saudita, Iran e Russia, invece, ritengono che le discussioni debbano principalmente concentrarsi sulla gestione dei rifiuti. Gli scienziati, intanto, ricordano che l’inquinamento da plastica si sta diffondendo ovunque, dagli oceani al cervello umano, mettendo a rischio la vita sul pianeta.

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