Nella zona nord-est dell’Oceano Atlantico, la pesca dello sgombro rischia una significativa riduzione a partire dal 2026. Gli scienziati sottolineano che questo intervento è necessario per proteggere la specie, suggerendo che la quantità di pesca permessa l’anno prossimo dovrebbe calare del 77% rispetto al 2025. L’annuncio arriva dal Consiglio Internazionale per l’Esplorazione del Mare (ICES) e mette in evidenza la criticità della situazione.
Dopo anni considerati sostenibili, negli ultimi tempi si è assistito a un preoccupante declino della popolazione di sgombri. A causa di questo calo, nel 2019 era già stata sospesa la certificazione MSC, rilasciata solo alle attività di pesca che garantiscono bassi impatti sugli stock, sulle catture accessorie e sui fondali marini.
WWF, riprendendo l’appello di ICES, ha lanciato un nuovo avviso pubblico sottolineando la gravità della situazione della specie. L’organizzazione raccomanda di non consumare più sgombri, un messaggio già sostenuto ad aprile dall’associazione ambientalista Good Fish, che aveva esortato a non acquistare sgombri e aringhe provenienti dall’Atlantico. Tuttavia, queste proposte vengono criticate dalle organizzazioni del settore ittico, come la Visfederatie, secondo cui avrebbero gravi conseguenze per la pesca olandese; la federazione sottolinea inoltre che la responsabilità della pesca eccessiva ricade soprattutto su Norvegia e le Isole Faroe, mentre pescatori e consumatori europei ne subiscono le conseguenze negative.

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