L’Unione Europea ha approvato un’importante stretta sulle proprie politiche di immigrazione e asilo durante una riunione dei ministri dell’interno a Bruxelles. Le nuove norme prevedono l’istituzione di centri di rimpatrio fuori dai confini europei per chi si vede respingere la richiesta di asilo e l’allungamento dei periodi di detenzione per coloro che rifiutano di lasciare l’Europa. Inoltre, diventa più agevole il rimpatrio verso Paesi terzi considerati sicuri.
La decisione è stata influenzata in particolare dalla pressione proveniente dai partiti di destra e di estrema destra, mentre Francia e Spagna hanno espresso dubbi sull’efficacia e la legalità dei centri fuori dalle frontiere europee. Nonostante queste riserve, diversi Stati membri — guidati dalla Danimarca — hanno da tempo sostenuto la necessità di una politica più restrittiva in materia di migrazione e asilo.
Oltre al rafforzamento generale delle misure, l’Unione Europea ha introdotto anche un nuovo sistema finanziario per ripartire i richiedenti asilo in modo più equo: i Paesi che non vogliono accogliere migranti dovranno versare 20.000 euro per ciascun richiedente respinto. Dettagli precisi sul numero di persone che ogni Stato dovrà ospitare restano riservati. Il testo definitivo della legge, ora sottoposto al Parlamento Europeo, dovrebbe entrare in vigore nei primi mesi del 2025 ma viene contestato da numerose organizzazioni umanitarie che lo considerano contrario ai diritti umani.

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